Mi chiamo Francesco De Marco, sono un Fotografo Professionista, con partita IVA s’intende.

Posso uscire, ma resto a casa.


Oggi sono 15 giorni (23/03/2020) che non esco di casa, se non per i beni necessari ( spesa e medicine).
Sono 15 giorni che non pratico la mia attività Fotografica.
Ho dovuto sospendere tutte le mie attività fotografiche, tutti i miei viaggi, workshops, corsi ed eventi.
Tutto.
Ho dovuto smettere di lavorare perché in tutte le attività che svolgo ci sono persone, vivo a contatto con le persone, anche nei miei viaggi nella natura, è impossibile non avere il piacere di stringere qualche mano, rivedere i vecchi amici che vivono lontano.
In tutti i miei corsi ci sono tanti iscritti, persone che non voglio che si ammalino per una disattenzione…

Perché dico che posso uscire?
Perché la mia attività, secondo il codice Ateco, rientra tra le attività che si possono continuare a svolgere.

Infatti:

74 Attività professionali, scientifiche e tecniche –
74.20.11 Attività di fotoreporter
74.20.12 Attività di riprese aeree nel campo della fotografia
74.20.19 Altre attività di riprese fotografiche

Ma scelgo di restare a casa.

Perché scelgo di restare a casa?
Perché è buon senso, è moralità, intelligenza, chiamatela come volete ma è giusto cosi.
Con la mia scelta ci sto rimettendo, come tutti coloro che si trovano nella mia situazione, ma penso che uno stipendio si può sempre riguadagnare, un viaggio si può sempre fare, un libro si può sempre scrivere e cosi via..


La salute, nostra e delle persone a noi care, no


Mai come nell’ultimo periodo invece ho visto Fotografi che hanno colto l’occasione ,in cui tutto il popolo italiano è costretto a casa, per pensare di realizzare le “fotografie del secolo”.
Alcuni fotografi si sono gettati in strada, nelle piazze, nei parchi per immortalare l’assenza di persone.
Hanno fotografato sia con macchine fotografiche, che con droni ( e qui ci sarebbe da aprire un’altra parentesi) le città deserte.

Ancora peggio, ho visto altri Fotografi che pubblicizzano le loro attività online utilizzando il titolo “Costretto a casa dal Coronavirus – frequenta un corso online”.
Non ho parole per descrivere quest’ultima categoria di Fotografi.

Se i primi, quelli che vanno per le città deserte li posso definire tristi ed immorali, gli ultimi li definirei degli sciacalli.
Ma non facendo un riferimento all’animale, ma facendo riferimento proprio al termine della parola nell’uso quotidiano:
colui che sfrutta cinicamente le sventure altrui .

Ma ci rendiamo conto a cosa stiamo assistendo?
All’immoralità, alla mancanza di umanità, alla continua voglia di voler apparire e pensare di arrivare a un traguardo importante.
Andando contro a tutte le regole che adesso bisogna rispettare , contro le leggi civili e morali.

Ma nel momento in cui una persona vi contatta perché avete pubblicizzato il vostro “Corso Online – Causa Coronavirus”, vi sentiti soddisfatti ?
Sfruttate una parola, “coronavirus”, per attirare l’attenzione.
Una parola che inquieta, che è sinonimo di dolore e anche di morte.
Una parola di cui nessuno ne sapeva l’esistenza, voi la sfruttate per attirare clienti.
Andate ad attirare le persone che sono chiuse in casa, impaurite, che non sanno cosa fare perché non sono abituati.
Provo veramente pena per coloro che arrivano a questo punto pur di vendere il loro prodotto.
Dentro di me sento un malessere e una tristezza nel constatare che ci sono persone cosi, prive di umanità.


Allo stesso tempo , nel momento in cui invece voi che fotografate una piazza vuota, una strada vuota, non vi state chiedendo del perché quella piazza, che prima era piena di vita, ora è vuota?

Dove magari fino allo scorso mese passeggiavate con amici, parenti, fidanzate e fidanzati, con i vostri figli.
Dove mangiavate un gelato, un pezzo di pizza.
Quando fotografate una strada deserta, non sentite dentro di voi una sensazione di vuoto?
Una strada che magari quotidianamente percorrevate per tornare a casa, per andare da qualcuno a voi caro, stanchi da un viaggio o dal lavoro.
Ora è vuota, non c’è nessuno.

Vi siete posti la domanda del perché è vuota?
Se le persone che una volta passeggiavano vicino a voi stanno bene o magari stanno soffrendo?

Vorrei tanto sapere con quale spirito realizzate queste fotografie.


La fotografia è vero che deve documentare, raccontare, trasmettere un messaggio.
Ma se proprio volete fotografare andate dentro gli ospedali a fotografare la vera realtà.
Andate a fotografare la sofferenza di coloro che hanno perso qualcuno, di coloro che sono costretti a lavorare e salvano le vite.
Volete fare i fotografi che raccontano una storia, ecco questa è una storia da raccontare.

Il dolore che affligge la nostra nazione.

E’ troppo comodo fare le fotografie da soli, in città, dove avete tutto il tempo anche per creare una bella fotografia.
Ma chi fine farà quella foto?
Ci avete pensato?

La metterete su Instagram o su Facebook , riceverete un sacco di Like, un sacco di condivisioni, ma dopo?
La “storia” di questa fotografia terminerà tra un like e un commento.


Sfruttate questo periodo per migliorarvi, a livello fotografico ed umano.


Io scelgo di restare a casa, anche se posso uscire, ma lo faccio per il bene di tutti.